Intervista a ANDREA GAMURRINI, in arte dr.gam

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dr.gam è l’acronimo del cantante, chitarrista, compositore, autore e produttore Andrea Gamurrini, dove il cuore del nome e la testa del cognome vengono scelti come essenza della parte più istintiva e quella più razionale, la più intima e la più cerebrale di un mondo svelato in entrambe le sue facce; la più oscura, quella delle passioni più radicate, violente ed ancestrali ma anche dell’amore e delle credenze religiose e la più illuminata che visionariamente si proietta con speranza, supportata dalla fede scientifica, verso il futuro.

 

Andrea Gamurrini in arte dr.gam. Perché?

Dopo varie militanze in molteplici progetti musicali, ad un certo punto mi convinco a camminare da solo, e sfruttando la parte centrale del mio nome e l’inizio del cognome nasce dr.gam: il cuore e la testa di Andrea Gamurrini. Credo fermamente che nell’arte, a differenza di quello che è l’immaginario comune, il lato passionale e quello cerebrale possano convivere perfettamente ed anzi alimentarsi a vicenda.

 

Another Family” è il tuo primo lavoro, uscito da poco: ci puoi raccontare come è nato e chi ha collaborato con te?

Da sempre per me la musica è una sana malattia, e fin da piccolo ho avuto due bisogni: la composizione ed il palco. Dopo tanti anni di live in Italia e all’estero e tante canzoni nel cassetto, durante un concerto, ho incontrato Velio Gualazzi (papà di Raphael) che mi ha spinto a raccogliere le mie composizioni in un album. Nel mentre stavo ultimando il mio studio di produzione, realizzato con enorme fatica e sacrificio, quindi aiutato da amici musicisti di primissimo livello incontrati nel mio girovagare intorno al globo, mi misi ad arrangiare e registrare 12 brani scelti tra più di cinquanta. Dopo quattro anni ha visto la luce “Another Family”. Io ho curato personalmente tutte le fasi della produzione, dalla creazione fino al missaggio oltre che la registrazione delle voci e delle chitarre. Gli arrangiamenti e programmazione sono stati fatti a quattro mani con Miky Scarabattoli che nell’album si è anche occupato in toto delle orchestrazioni, delle parti di tastiere e piano. Poi ho avuto anche il grande piacere di avere: alla batteria Marco Rovinelli (batterista di Samuele Bersani, Max Gazzè, Massimo Ranieri), al basso Danilo Fiorucci (bassista di Michele Zarrillo) e Lino de Rosa (bassista di Andrea Bocelli e Frankie HI NRG), in parte delle chitarre Alex Magnalasche (chitarrista di Alessandra Amoroso), alle voci femminili Pamela “PACO” Conditi oltre a tanti altri. Inoltre ho avuto l’onore della partecipazione straordinaria del percussionista americano Steve Ferraris, e della cantante di Broadway Mary Setrakian.
Dalla tua biografia si legge che hai alle spalle un’intensa attività live in tutto il mondo e proprio grazie ai concerti hai avuto la possibilità di conoscere e lavorare con Velio Gualazzi. Ci puoi parlare di questa esperienza? Ha influito molto sulla realizzazione dell’album e dei brani che lo compongono?

Velio Gualazzi ricopre un ruolo importante per me. E’ lui che mi ha consigliato ad avvicinarmi al mondo della discografia ed è lui che di tanto in tanto mi mette in guardia dai pericoli di questo mondo così diverso dalla musica dal vivo.
Rimini è solo il luogo in cui vivi e suoni oppure anche un piccolo universo di stimoli e idee per la tua musica e la tua arte? C’è un legame tra quello che crei e la città? Quanto della vita normale di tutti giorni c’è nella tua musica?

Ho sempre avuto una spiccata sensibilità ed una soglia dei sensi molto bassa, specie nel visivo e nell’uditivo. Da piccolo non ero un gran parlatore ed esternavo le mie sensazioni, inizialmente con il disegno e poi intorno ai 10 anni quando passai dal pianoforte alla chitarra classica, su di un pentagramma. Questo ha fatto sempre in modo che io raccogliessi una moltitudine di informazioni che inevitabilmente dovevo poi far defluire da qualche parte…è come un contenitore dove costantemente si versa roba che di tanto in tanto ha bisogno di essere svuotato per non traboccare. Quindi per me, tutto è uno stimolo a creare, posto dove vivo incluso. Guarda caso, il prossimo singolo, che uscirà all’inizio del prossimo anno (Lettera di Mezza Estate), parla proprio di Rimini.


Chi è la “ANOTHER FAMILY“?

Senza sminuire l’importanza della famiglia classica, che anzi reputo di fondamentale importanza per la preparazione dell’individuo giovane alla famiglia mondo, il mio concetto di famiglia è più allargato. Quella che io chiamo l’altra famiglia la reputo più dinamica, stimolante, varia, costruttiva, piena di differenti amori e colori, che, anche se vissuta appieno per tanto tempo, non possiede le insidie della gabbia o del clan che invece la prima può nascondere. L’altra famiglia a cui faccio riferimento è quella che mi sono creato durante i miei viaggi, che si allarga sempre più e che potenzialmente potrebbe comprendere il mondo intero se avessi qualche vita a disposizione.

 

Il disco è stato anticipato dal singolo: “dr.gam is in da house“. Perchè hai scelto di scrivere il testo nel dialetto giamaicano (patwa) spesso utilizzato nella musica reggae?

La scelta di tale lingua deriva, oltre che dalla sua enorme musicalità, anche da un recente viaggio “on the road” in Jamaica, dove ho avuto la triste conferma dell’influenza negativa che il mondo occidentale ha sulla popolazione locale, tesa alla continua ricerca di denaro per inutili beni di consumo, ad ogni costo. La Giamaica di Bob Marley sembra non esistere più e la palpabile tensione sembra distendersi solo ed esclusivamente quando il volume della musica si alza. Questa è la magia di cui parla “dr.gam is in da house”.
Qual è il tuo concetto di musica? Credi al suo potere universale e al fatto che possa migliorare la vita delle persone e creare dei rapporti meravigliosi?

La musica è una forma di comunicazione universale…molto più potente della parola. Ha assolutamente il potere di migliorare la vita delle persone sia con il semplice ascolto da supporto che durante la magia della performance dal vivo che ne è l’esaltazione. A fine concerto il benessere è tangibile sia a livello fisico che psichico, sia per i musicisti che per il pubblico…e dura per giorni…poi a me la voglia di rimontare sul palco riprende molto presto.

 

Cosa ascolta solitamente dr.gam? Quali sono gli artisti senza i quali non avresti intrapreso questo tuo percorso musicale?

dr.gam ascolta di tutto: dalla musica classica al trash metal, dai cantautori italiani alla world music, dal rock al reggae passando per il punk core fino al jazz’n’soul, l’importante è che sia buona musica.

La lista degli artisti che mi hanno influenzato è lunghissima, per citarne alcuni: Bill Withers, Stevie Wonder, James Brown, Bob Marley, Sam Cooke, Jimmy Cliff, Prince, Led Zeppelin, Pat Metheney, Bach, Black Sabbath, George Benson, U2, Nirvana, Beatles, Mozart, Sting, Seal, Rolling Stones, Metallica, Gregory Isaac, Dead Kennedys, Lucio Dalla, Jimi Hendrix, Mogol Battisti, Red Hot Chili Peppers, Elvis Presley, Bod Dylan, Beck…e tutti gli ottimi musicisti con cui ho avuto l’onore di collaborare personalmente da cui ho imparato gran parte di quello che so.
Avremo la possibilità di vederti dal vivo per la promozione del disco?

Certamente, già da Gennaio sarò nelle Feltrinelli e Mondadori delle città Italiane a promuovere l’album

Come possono seguirti gli ascoltatori e tutti quelli che vogliono mettersi in contatto con te?

La cosa più semplice è andare su Google e digitare dr.gam per avere tutti i link utili dei miei social, sito ufficiale…ecc…

 

Grazie per la disponibilità

 

Giuseppe Bellobuono

 

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